giovedì 17 marzo 2011

Musica e senso della Nazione

Cari amici, 

vi sembrerà un po' diverso dai soliti, questo post, ma l'evento odierno (la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia) impone qualche riflessione. Ed ho pensato di farla con la musica, che fa l'altro è oggetto di polemica politica in questi giorni. 
Intanto, l'inno nazionale: ne ha fatto una disamina puntigliosa Alessandro Novelli sulla sua pagina di Facebook:   "Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Fratelli d'Italia, o l'Inno di Mameli, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, provvisoriamente adottato dal 12 ottobre 1946.Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani.  Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre dello stesso anno lo inviò al maestro Michele Novaro (quindi dovremmo forse più correttamente dire 'L'Inno di Novaro', se diciamo 'L'Inno alla Gioia di Beethoven' o 'Va' pensiero' di Verdi... Nota mia), che scrisse ...di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci.

Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i Mille, intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri. Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.
Sotto il Fascismo. Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. Ad esempio La leggenda del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre; Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti e la Corporazione dello spettacolo. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana.
Spesso l'Inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale, nelle cerimonie veniva cantato l'Inno di Mameli oppure Giovinezza.
Nell'Italia repubblicana. Nella seconda guerra mondiale, più dura della prima, non ci fu lo spazio nemmeno per i canti che avevano invece caratterizzato la Grande Guerra: solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti... altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La leggenda del Piave.

Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra, Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle nazioni, composto da Verdi e comprendente anche l'Inno di Mameli, che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava.
Il Consiglio dei Ministri, il 14 ottobre 1946, acconsentì all'uso dell'Inno di Mameli come inno nazionale, limitandosi così a non opporsi a quanto decretato dal popolo, anche se alcuni volevano confermare La leggenda del Piave, altri avrebbero preferito il Va' pensiero di Giuseppe Verdi e altri ancora avrebbero voluto bandire un concorso per trovare un nuovo inno che sottolineasse la natura repubblicana della nuova Italia, ciò che del resto non era necessario, perché Mameli e il suo inno erano già accoratamente repubblicani. La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno.
Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia. Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia».

 
Oggi, strumentalmente, un partito anomalo come la Lega Nord oltraggia l'Inno di Mameli e propugna quello di Verdi: a costoro, per lo più ignoranti, ed in particolare a Borghezio con le sue simpatie ultrafasciste, va ricordato che 'Va' pensiero' di Verdi (innegabilmente di un valore musicale infinitamente maggiore della musica di Novaro e della marcetta dei Savoia di Gabetti) è linno del popolo ebraico oppresso ed è inserito in un'opera lirica chiamata Nabucco... credo che se l'europarlamentare leghista lo sapesse, desisterebbe immediatamente, razzista com'è... 

Che dire, la Lega ha un suo ampio seguito, radicato probabilmente in strati della popolazione non particolarmente acculturati, con la spinta di motivazioni economiche ed alimentando mai sopite pulsioni razziali: per dirne una, nessuno di loro si pone la domanda "Ma le ricchezze sequestrate dai Savoia ai Borboni non hanno dato una bella boccata d'ossigeno alle casse dei conquistatori?", tanto per dirne una in difesa del Sud 'parassita'. 

Ma questo è un blog musicale, non insisterò oltre sul tasto politico per non avventurarmi in sentieri per me poco consoni: pendetela per una mia personalissima opinione e basta.

Però, con la musica posso dire qualcosa di più, e dico che dalla musica, da queste vicende polemiche sull'inno traspare proprio uno scarso senso di identità nazionale, una mancanza di passione... Se guardate il video di Va pensiero, qui sopra, percepite inece chiaramente il grande rispetto per il sentimento espresso dalla musica di Verdi da parte del direttore, che certo Italiano non è...

D'altronde, quando sono andato in vacanza in Irlanda ho avvertito in maniera quasi palpabile il loro senso di 'popolo', forse perchè si considerano ancora una nazione lacerata e non ancora unificata (ricordo bene, fra i doni che la Schola Cantorum Zimarino ricevette da un coro di Dublino, un piatto che rappresenta le 'quattro province d'Irlanda' iscritte in una croce celtica, e la quarta era l'Ulster), e questo sentimento fortissimo è trasfuso in molta della loro musica.

"Amhrán na bhFiann", il Canto di un Soldato, è l'inno d'Irlanda, il testo parla di libertà e da rigetto dell'oppressore, ed è stato scritto da Liam Ó Rinn su musica di Peadar Kearney e Patrick Heeney:


Molta parte delle canzoni tradizionali irlandesi tuttavia hanno contenuto patriottico, parlano di nostalgia della Patria per gli esuli in America, o raccontano delle ingiustizie subite da eroi irlandesi da parte dell'oppressore inglese... traspare da esse anche molto fatalismo, e sono intrise di poesia... provo un po' d'invidia per la bellezza delle loro conzoni, delle quali sono da sempre un ammiratore. Certo, ci sanno fare: persino un inno sportivo come quello della squadra di Rugby diventa un 'inno' supplementare, e gli Irlandesi lo cantano in piedi, e diventa un successo discografico:


Questa è la versione 'show', molto ben curata, in polifonia e con una vera e propria orchestra. Tuttavia, la potete ascoltare anche così, e sicuramente di frequente, ad ogni partita della squadra nazionale di rugby dell'Irlanda:

Questa esecuzione è alla fine di una partita, e tutto lo stadio, come potete sentire, canta insieme alla squadra. C'è un particolare: la nazionale di rugby irlandese include anche atleti dell'Ulster, e nel testo si dice 'Fianco a fianco staremo come fratelli'. Puro patriottismo, indomito.

La Scozia non ha la medesima 'sovranità' dell'Irlanda, essendo parte del Regno Unito, tuttavia il sentimento patrio è forte anche lì, e c'è una sorta di 'fratellanza' con l'Irlanda, ed anche questo traspare dalla musica:

Ci sono, in questo video, tanti piccoli segnali, i musicisti (irlandesi) che per rispetto vestono un Kilt nero, il trasporto in alto quando entrano le cornamuse... una segno di solidarietà e rispetto fra Scozia e Irlanda. Ah, il direttore d'orchestra è scozzese, e c'è un video in cui sale sulla passerella... e sotto la giacca ha il kilt!

Andiamo ora in un altro Stato che suscita da sempre la mia ammirazione, ovvero la Polonia: schiacciata ma mai domata dal potere Russo, tanto che alla fine dei conti è stata la capofila della rivolta contro Mosca, ha sempre considerato come il proprio vero inno nazionale, anche sotto il regime, questa bella composizione polifonica dal tema trecentesco ma armonizzata nel XVII secolo:


Il pubblico si alza in piedi, gli stessi strumentisti (dei ragazzi...) si alzano e cantano invece di suonare. Gli applausi sono solenni, sempre. L'ho cantato anch'io, assieme ad un coro Polacco: una grande emozione.

Mi direte: è evidente, hai portato esempi di unità nazionali incompiute, o di indipendenze recenti, quindi di un sentimento nazionale e nazionalistico ancora fervente, ancora importante. Forse è proprio così, forse centocinquant'anni di unità nazionale hanno diluito la consapevolezza di un miracolo (peraltro ancora largamente incompiuto), ed oggi che l'economia conosce una regressione ognuno tende a difendere il proprio piccolo orticello e dimentica solidarietà e concittadinanza.

Non so che utilità possano portare queste mie riflessioni sparse, forse nessuna: ho preso la scusa di queste belle esecuzioni per riportare le mie sensazioni, quello che si percepisce attorno a me. Magari, per qualcuno potrà forse anche essere un piccolo sprone verso quel senso di fratellanza che oggi sembra smarrito.

Viva l'Italia.

Luca Dragani


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