domenica 26 giugno 2011

I Concerti dell'Accademia di Musica Antica a S. Giovanni in Venere

Cari Amici
riporto integralmente di seguito il comunicato stampa degli organizzatori del Festival, i cui orgogliosamente annuncio che terremo il concerto conclusivo, al quale auspico la vostra massiva partecipazione! 
Ecco il comunicato...
Dal 20 al 30 giugno prossimi Fossacesia diverrà la sede dei corsi musicali estivi di una grande università americana. La Butler School della University of Texas di Austin ha scelto la nostra città per istituirvi una prestigiosa Early Music Summer Academy (Accademia estiva di Musica  Antica),nella prospettiva di creare un rapporto continuativo che porti negli anni il Palazzo dei Priori ad essere un vero e proprio centro di musica medievale. In mancanza della struttura designata, tuttora in corso di restauro, i corsi quest'anno si terranno nella Scuola Elementare.

All'iniziativa, dedicata allo studio della musica antica su strumenti d'epoca, parteciperanno alcuni tra i migliori docenti italiani di musica barocca: il soprano Elena Cecchi Fedi, il violinista Enrico Gatti (che terrà un seminario sull'ornamentazione della musica barocca nei locali di Palazzo Mayer, messo gentilmente a disposizione dall'Associazione I.T.A.C.A.), la fagottista Elena Bianchi, il luitista e tiorbista Ugo Di Giovanni e il clavicembalista Andrea Coen.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Prefettura di Chieti, la Soprintendenza per i Beni storici, artisitici ed etnoantropologici dell'Abruzzo, Il comune di Fossacesia e il Conservatorio di musica "Alfredo Casella" dell'Aquila, sede di un prestigioso Dipartimento di  Musica Antica, il quale per l'occasione ha prestato tutti gli strumenti musicali necessari allo svolgimento dei corsi.

A questi enti deve aggiungersi la Fondazione Carichieti, che ha generosamente contribuito alla realizzazione di un parallelo Festival di Musica Antica, ospitato nell'Abbazia di San Giovanni in Venere.Il concerto inaugurale, giovedì 23 giugno alle ore 19,00, alla presenza del Prof. Chandler, rettore della Butler School of Music, è affidato al celebre Ensemble Micrologus, che proponemusiche dei tempi di Boccaccio. Sabato 25, ore 19,00, saranno i docenti stessi della Early Music Summer Academy a esibirsi in un raffinato programma di musica del Seicento. Lunedì 27, alle ore 19,00, la storica dell'arte Giovanna Di Matteo e la restauratrice Susanna Segarelli illustreranno il recente restauro della cripta. Mercoledì 29, alle ore 20, docenti e allievi dei corsi presenteranno i frutti del loro lavoro. 
La conclusione, giovedì 30 giugno alle ore 21,00, è affidata al Fairy Consort di Chieti, impegnato nell'esecuzione di un raro programma di musiche da camera del Sei-Settecento.
Il programma che porteremo in concerto comprende brani di Autori  del periodo sei-settecentesco, quali Andrea Falconieri, Johann Joaquim Quantz, Giovan Battista Vitali, Georg Friedrich Haendel, Georg Philipp Teleman, Salomon Rossi. 
Il Fairy Consort si esibirà con il suo Ensemble Barocco: Luca Dragani, flauti dolci, Luca Matani, violino barocco, Graziano Nori, violoncello barocco, e Walter D'Arcangelo, clavicembalo. 
Il fatto stesso di essere presenti in un cartellone assieme a Micrologus, Enrico Gatti e gli altri artisti ci riempie di soddisfazione e ci conforta sulla bontà del lavoro svolto sin qui. 

Luca Dragani

domenica 12 giugno 2011

Riflessioni sulla Musica Sacra

Cari Lettori

recentemente (11 maggio 2011, ore 11.30) abbiamo eseguito la 'Messa sopra l'Aria del Granduca musicale' di Adriano Banchieri. E' stato, da parte del Fairy Consort, un sincero omaggio alla città (l'iniziativa era inserita, ancorché erroneamente alla data del 10, nel cartellone del Maggio Teatino; data ed ora sul manifesto generale del Comune e su quello della Curia erano esatte) ed alla comunità religiosa, oltreché un'opportunità di verifica di un lavoro di costruzione e di orchestrazione in vista della pubblicazione su CD dell'opera stessa.
La scelta della messa festiva di S. Giustino è stata effettuata direttamente dalle Autorità Religiose (il Parroco, il Segretario del Vescovo) che hanno scelto la nostra esecuzione per la messa mattutina dell'11 maggio e riservato alla formazione corale maschile del M° Pezzulo quella del 10 maggio.

La messa dell'11 maggio è una celebrazione molto particolare, cui hanno partecipato oltre 100 sacerdoti con i paramenti dorati e la cui concelebrazione è stata condotta da due Arcivescovi, l'attuale titolare Bruno Forte ed il suo predecessore Edoardo Menichelli.


L'organico con cui il Fairy Consort ha eseguito la Messa di Banchieri ed altri brani sacri che (su espressa richiesta della Curia) sono stati scelti prevalentemente nell'ambito della Lauda Italiana di fine '500 per la più facile comprensibilità del testo che è in Italiano, è stato il seguente:

Maurizio Garofalo - Tenore I
Paolo Novelli - Tenore II
Mariusz Szymanski - Baritono
Luca Matani - violino I
Elena Machkova - violino II
Stefania di Biase - viola I
Olga Moryn - viola II
Roberto Torto - flauti dolci soprano, alto in sol e tenore
Marco Felicioni - traversa acuta in sol, traversa in re
Luca Dragani - viola da gamba, flauto dolce tenore, direzione
Walter D'Arcangelo - organo


Abbiamo ricevuto, da parte di ascoltatori esperti e non, parole di apprezzamento per le sonorità scelte e per la qualità dell'esecuzione; abbiamo ricevuto anche una critica, da parte di persona indubbiamente qualificata sia per le competenze musicali sia per quelle liturgiche, e la critica, appassionata e circostanziata, riguardava espressamente l'aspetto  liturgico. In particolare, ci si rimproverava l'esecuzione diretta delle parti dell' 'Ordinarium' della Messa Kyrie e Sanctus, le quali, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II del 1961, dovrebbero essere cantate dall'Assemblea dei Fedeli sotto la guida di una Schola Cantorum.


Prima di addentrarci nel merito della questione e di proporvi le mie personalissime convinzioni, che possono anche non essere condivise, devo fare delle premesse.Il sottoscritto ha mosso i suoi primi passetti musicali nelle parrocchie, suonando quello che negli ultimi anni '70 e negli anni '80 si suonava, ovvero le 'canzonette' di cui parla Muti qui:


Ecco, ho persino trovato su YouTube uno dei brani più 'gettonati' all'epoca, e che io stesso ho suonato e cantato con molto entusiasmo (qui lo eseguono con qualche errore...); temo però, per quanto 'moderno' e pieno di chitarre e bonghetti, che sia un brano musicalmente già troppo elevato rispetto a quelli che vengono eseguiti e raccomandati oggi. In ogni caso, è un 'modello' di quel che si vuole, da parte di certa parte del Clero, venga eseguito in Chiesa.


Muti non mi è simpatico, spesso le sue posizioni sono 'spettacolari' ed a ben vedere comunque tirano l'acqua al proprio mulino; per una volta, però, è nel giusto, e si rifà per questo alla Lettera che Benedetto XVI ha recentmente scritto al Direttore del PIMS (Pontificio Istituto di Musica Sacra) Cardinale Zenon Grocholewski per i 100 anni dell'Istituto. Sappiamo bene che Joseph Ratzinger è un cultore di Bach e della musica classica in genere, è egli stesso un discreto organista ed è quindi possibile che sia 'di parte': è comunque il Papa, e le sue riflessioni, permeate di saggia prudenza, sono comunque profonde e sensate. Ecco cosa dice Ratzinger:

"In particolare, i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (n. 112), e i criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum, in particolare nelle chiese cattedrali"...

Gli spunti di questo passo sono davvero tanti: ad esempio nei 'criteri fondamentali della tradizione' si richiama 'il senso della preghiera, della dignità e della bellezza'. Vogliamo essere chiari: confrontate quindi questi due brani, uno polifonico e l'altro nello stile attualmente in voga (non trovo una definizione precisa...)


Questo non è un cattivo coro, ed esegue un Agnello di Dio della raccolta 'Gen Verde', una di quelle 'raccomandate' dalle attuali direttive. Vi sottopongo un 'Agnus Dei'  della stessa durata, ma scritto in forma polifonica da Lorenzo Perosi.  


Non ho cercato una grande interpretazione, questo coro polifonico offre un'esecuzione dignitosa, pulita, intonata, senza particolari slanci ma composta e gradevole.  Il resto lo fa la musica: il tema è bellissimo, melodico, la scrittura di Perosi ispirata e l'effetto è commovente: non è questo che occorre a chi si prepara a ricevere Cristo Transustanziato nell'Ostia? A chi si accinge a partecipare ad un miracolo? I ragazzi del primo video non sono poi tanto diversi dai cantori del secondo, e vi assicuro che l'impegno che ci vuole per mettere su Gen Verde e Perosi non è poi tanto differente. Ci vuole, questo sì, un buon organista, altra figura che vorrebbero fosse eliminata, magari perché ogni tanto... bisogna pagarlo! 

Scherzi a parte,  il pur fervente autore dell'Agnello di Dio del Gen Verde non ha i mezzi, e neanche la profondità di visione di Lorenzo Perosi: una vaga malinconia spacciata per (forse) una sorta di 'Timor Dei' nel primo caso, una  preghiera in Perosi quieta all'inizio, quando chiede perdono dei peccati, preghiera che si trasforma in un grido quasi disperato, nell'invocazione del Dono della Pace. Ecco un uomo che ha compreso, forse proprio con lo strumento della Musica, quanto disperate siano la condizione umana e la prigione terrestre, e forse si rende conto che quella sua struggente preghiera resterà, fino alla fine dei suoi giorno, solo un anelito. 

Quella stessa consapevolezza che ha Vivaldi, nel suo 'Et in terra pax' del Gloria in Re Maggiore, dove con una polifonia tenuemente imitativa dipinge il tentativo dell'uomo di elevarsi verso questa pace che evidentemente è solo 'in alto' o in una condizione 'superiore' e verso la quale spinge tutte le voci, sembra quasi riuscirci, per poi lasciarle ricadere nella gravità del quotidiano di questo mondo sbagliato...



Dov'è tutto questo in Gen Verde?

Certo, nessuno di noi si sogna di fare questo brano in una liturgia, ma è per indicare quale tensione interiore, secondo me, anima e deve animare ogni compositore di Musica Sacra, che riveste di suoni un testo, appunto, Sacro, che ha funzioni Sacre, Sacrali se non Sacramentali (l'Eucaristia!).E questa semantica della musica deve essere patrimonio del direttore di coro e dei cantori tutti, per comprendere fin quando è possibile cosa muove un compositore a scrivere...

*    *    *


Una riflessione su quest'argomento è nata (quasi) spontaneamente su Facebook, fra musicisti e cantori con esperienza corale, e pur con qualche sfaccettatura il parere sembra unanime, forse orientato dalla cura che ognuno di loro, anzi ognuno di noi, ha profuso per lo studio e per la costruzione di vari ensemble polifonici. 

Il più deciso (ma in fondo sono praticamente d'accordo su tutto con lui) è stato Paolo Novelli, musicista, compositore, arrangiatore, direttore di coro e, prima ancora, cantore, come tutti; eco cosa scrive: " ... un illustre prelato (nonché musicista), al termine di una messa in cui avevamo cantato musiche polifoniche di Banchieri e altri, aveva detto che invece del coro e dell'orchestra (noi) alcuni brani avrebbe dovuto cantarli l'assemblea dei fedeli. Secondo me questo non solo non è attuabile oggi, ma non è stato attuabile MAI. Nella mia pur breve vita di musicista (lo faccio da soli 34 anni) ho sentito cantare l'assemblea solo quando il coro non c'era (tralasciando i pietosi casi di parrocchiani che cantavano "Resta con noi" vicino all'harmonium : in quei casi l'assemblea seguiva il coro, ma il silenzio sarebbe stato una soluzione più elegante). Nelle altre epoche storiche la gente PAGAVA lo stipendio dei coristi, figuriamoci se avrebbe cantato al loro posto. Il Gregoriano? Anche quello era cantato da una Schola. Solo nel nostro evo si cerca di turlupinare il popolo cercando di propagandare l'equazione monodia=canto popolare da eseguire "tutti insieme appassionatamente"...". 

Che dire? In ogni caso, sulla sua attuabilità, qui ed ora, concordo appieno: magari aggiungendo in Italia dove l'insegnamento di base della musica nelle scuole è nullo o quasi a causa dell'esiguo tempo messo a disposizione dei docenti nell'orario scolastico. L'assurdità della pretesa ecclesiale è quella di credere che il 'popolo' possa cantare per imitazione 'immediata' e con la guida del testo scritto su libretti quello che canta il 'coro' guida. 

Posto che il libretto, semmai, è utile per capire le parole di ciò che canta il coro, quando non si capiscono, si banalizza così il lavoro proprio dei coristi: anche per metter su una canzone di Gen Rosso (non parliamo di Giombini) ci vuole lavoro, si deve (o si dovrebbe) cantare insieme ed intonati, correggendo qua e là le entrate, il tempo, l'intonazione... bisogna (bisognerebbe) accordare la chitarra (ovvero uno strumento da 8 piedi a corde che genera accordi per lo più in posizione serrata e nel registro grave... quanto di peggio in una chiesa!), e tutto questo porta via tempo ed energia e necessita di impegno e di capacità... anche per Gen Rosso. Questo non conta per loro, nè, ovviamente, che l'assemblea vada a tempo (come si può pretendere?), purchè canti! Risultato? Siamo lontani anni luce dall'assunto Papale sui valori fiondamentali, ovvero: 

"I criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza".

Sorvoliamo sulla Preghiera, e passiamo alla Dignità: il Papa è un sapiente e sceglie le parole con cura, tanto maggiore in quanto tedesco e tenuto ad esprimersi, in questo caso, in una lingua non sua. Ebbene, ecco il Dizionario Etimologico Pianigiani:

 

Mi piace in particolare "ed eziandio Aspetto maestoso, non che Portamento leggiadro, pieno di grazia...". Ed ora ripensate a ciò cui assistiamo in chiesa e giudicate se Gen Rosso ha tale dignità!

In ogni caso, su cosa si fonda questa 'crociata' ecclesiale contro la polifonia corale, contro gli organisti ed in generale contro le esecuzioni di buona musica da parte di buoni musicisti in Chiesa? Perché osteggiare invece di favorire la nascita di Corali polifoniche nel loro luogo naturale, ovvero fra le mura di una chiesa? Forse perchè con la musica polifonica, queste persone acquisiscono una grande o piccola conoscenza dei testi sacri e divengono capaci di introspezione e di riflessione, nonchè consapevoli che la loro opera agisce su un piano spirituale, ciò che i compositori insomma (in gran parte, quelli 'antichi', essi stessi sacerdoti) offrono mediante la Musica, che diventa uno strumento d'esegesi mistica autonomo e per questo (per quanto ortodosso) al di fuori del controllo della classe clericale?

Forse mi faccio trasportare, forse anche la mia visione è influenzata dalla mia personalissima visione del Sacro e dai miei personali percorsi culturali e spirituali: resta tuttavia il mio parere che abbandonando il patrimonio musicale polifonico la Chiesa rinuncia ad uno strumento possente e penetrante di elevazione culturale e mistica dei propri fedeli, e ciò a causa di una visione miope (nella migliore delle ipotesi) o autoritaria (nella peggiore) da parte dei suoi cosiddetti 'quadri intermedi': visione, evidentemente, che non coincide con quella ben più illuminata di Benedetto XVI.

Luca Dragani



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